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Hussein Obama II, presidente degli Stati Uniti

Ancora affetto da polmonite e troppo stanco quindi per seguire CNN e notiziari e leggere analisi politiche nel mio tempo libero, questa elezione di Hussein Obama II a nuovo presidente degli Stati Uniti, mi fa pensare alla elezione di John Kennedy prima e alla marcia per lavoro e libertà di Martin Luther King poi.

Anche se non so nulla della ideologia politica di Hussein Obama, mi gradisce il fatto che un figlio di un pastore kenyano sia stato eletto presidente degli Stati Uniti. Mi gradisce il fatto che gli abitanti di Kogelo si siano procurati energia elettrica per poter seguire la sua elezione. Sono molto curioso di ciò che adesso succederá negli Stati Uniti. Non solo, sono curioso di ciò che succederà nel mondo musulmano, adesso che è Hussein a essere commandante delle forze armate americane.

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Autunno

 

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È arrivato l’autunno? Dopo una decina di giorni di cattivo tempo, sembra che l’autunno abbia deciso di aspettare ancora per un po. Oggi c’é stato un sole meraviglioso e un bel caldo. Spero che settembre e ottobre siano come gli anni precedenti, cioè con cielo limpido e l’aria che si raffredda pian piano col calare della traiettoria del sole. Stamattina alle nove un giro di jogging nel bosco. Sti sta proprio bene dopo.

L’Isola del Diavolo

Cercando con la parola chiave “Lipari” in Google trovai un paio di anni fa, un link a una libreria second hand svedese che vendeva il libro, tradotto in svedese “La Fuga – Come i prigionieri pol*itici venivano trattati sulle terribili isole dei fascisti.”. Il libro é scritto dall’antifascista Francesco Fausto Nitti.

“Il 1 dicembre 1926 fu condannato a cinque anni di confino e destinato dapprima a Lampedusa poi a Lipari. Qui conobbe Carlo Rosselli ed Emilio Lussu, con i quali evase il 27 luglio 1929 su un natante condotto da Italo Oxilia. Condotto insieme ai compagni di fuga prima in Tunisia e poi in Francia, a Parigi scrisse una cronaca della fuga pubblicata nel 1929 in inglese col titolo di Escape, in edizione italiana solo nel 1946 (Le nostre prigioni e la nostra evasione, Prefazione di Francesco Saverio Nitti, Napoli, ESI, 1946), che ebbe un discreto successo editoriale e fu tradotta in diverse lingue.” (Wikipedia)

LA FUGA

Le mie impressioni come
prigioniero politico e la nostra fuga da Lipari,
“l’Isola del Diavolo” dei fascisti

Con introduzione del ex Ministro degli Interni, Francesco Nitti

Faccio qui una libera traduzione. Non ho l’originale italiano.

Kapitolo X. “Lipari, che porta il nome dell’isola del vento, appariva sul mare blu davanti ai nostri occhi tristi la mattina del 15 marzo del 1927.  Abbiamo impiegato otto giorni per arrivare al nostro confino, otto giorni in catene, in vagoni per prigionieri e buie celle, su navi a vapore, notti insonne nelle sporche prigioni dei paesi piene di insetti. A Girgenti in Sicilia ci separarono da Massarenti per essere trasportato a Ustica, un’altra isola di confino…   Lipari é chiamata l’isola dei venti perchè la gente una volta pensava che l’isola era la casa di Eolo, il dio dei venti. L’isola porta bene il suo nome. Forti venti dominano giorno e notte queste isole vulcaniche , l’inverno, l’autunno e gran parte della primavera. Le vecchie ruine di Lipari sono scosse da intemperie e durante le notti sente il vento terribile nelle viuzze. Certi giorni soffia talmente forte che i cittadini non hanno il corraggio di uscire. L’aria é sempre piena di sabbia che ti accieca e impedisce ogni movimento. Ma Lipari mi apparve come un piccolo paradiso i primi giorni. Per chi aveva visto la terra desolata e bruciata dal sole di Lampedusa, Lipari impressionava col suo ricco verde e la città era accogliente con i suoi negozi, i suoi caffé e la luce elettrica. Al nostro arrivo sono stato colpito dal verde delle colline che circondavano il paese. Ma questa prima impressione fu oppresso man mano che comprendevamo la realtà di vita di confino in cui eravamo finiti.”

L’isola di Lipari con di fronte il molo e Monte Rosa nello sfondo

La prima vista di terra ferma a babordo.

Finalmente liberi! I I tre fuggiaschi, l’autore (Francesco Fausto Nitti) a sinistra,
e i compagni anonimi che li hanno aiutati nella fuga.

Sentiero

Mi sono incamminato su un sentiero
che non svela ne direzione, ne destinazione.

Non voglio più ritornare indietro,
sono in cerca di me stesso
e di un nuovo spazio,
un posto dove mi posso fermare.

In fondo al sentiero vedo luce.

Burraco a sassate

Tempo fa, precisamente il 12 luglio feci questa foto sulla spiaggia di levante dell’isola di Vulcano. Ci eravamo “presi a sassate” in burraco. Una partita molto alla pari ma che poi perdemmo io e mio figlio contro la nostra amica di Vulcano. Notate le tipiche pietre eoliane, di pomice e altra lava.

Una cisterna eoliana

Oggi ho avuto un impulso. Mi sono fatto un muro a secco stamattina e oggi pomeriggio sono sceso nella cisterna per finire il lavoro, sigillando alcuni spacchi fini che avevano lasciato passare sottili radici. Le due foto mostrano la cisterna dall’entrata e dal fondo.

La cisterna fu scavata forse cento anni fa (la casa almeno ha questa etá) sotto il terrazzo ed é a forma di campana, profonda circa quattro metri e mezzo con un diametro di fondo di circa tre metri. Prima aveva un sottile collo di circa un metro ma nessuno, anche se pagato bene, accettava di scendere nella mia cisterna. Io ero troppo largo per entrare tramite quel collo e poi anche se ci fossi riuscito, il rischio di rimanere bloccato nel collo era troppo grande. Per questo ho aperto la cisterna più sotto per cui si accede adesso alla cisterna da fuori il terrazzo.

Nella foto di sinistra si può notare la forma di due seni nel muro. Mi sono chiesto del significato di questi seni. Ho pensato che forse questi seni sono una tradizione eoliana ma un’amico che é sceso in decine di cisterne a Lipari non ha mai visto una cosa simile. Un’altro amico dice che forse sono semplicemente dei sassi che non hanno voluto togliere e che poi i muratori hanno decorato.

Quattro anni fa scesi per la prima volta nella cisterna per ripulirla da un decimetro minimo di fango e per otturare gli spacchi che c’erano. Era impressionante scendere la prima volta. È ovvio che per sicurezza caliamo sempre una candela giù nella cisterna prima di scendere e che siamo sempre minimo in due, uno fuori e uno dentro. Oggi toccò a mio figlio di fare la guardia sopra.