Integrazione, un’utopia?
Sul blog di Teodora si può leggere una interessante lettera di un certo Adelmo Tosi (Grazie TopGun del link) che racconta delle sue esperienze svedesi. Adelmo sulla sua emigrazione dall'Italia in Svezia, dice tra l'altro "Oggi posso dire di aver fatto una stupidata."
Ho precedentemente toccato il tema integrazione (clicca qui). E in un commento del mio precedente post ho cercato di illustrare il Comma 22 dell'integrazione in Svezia. Con il mio amaro commento non voglio però scoraggiare gli italiani interessati dal venire in Svezia per farsi una esperienza di lavoro. Ma penso che sia saggio non rimanere in Svezia a tempo indeterminato. Ditte svedesi come la SKF mandarono in Italia (SKF Italia nel 1964) e nel mondo molti ingegneri e famigliari negli anni sessanta con un contratto di lavoro di nove anni e oltre. Il risultato fu che molti per vari motivi non ritornarono più in Svezia. Conosco diverse persone che invece di ritornare in Svezia presero altri lavori in Inghilterra e altri paesi. Oggi si limita normalmente la permanenza di lavoro all'estero a tre anni. Penso che si debba ragionare allo stesso modo ovunque si vada. Rimanendo all'estero troppo a lungo rischi di perdere la rete di contatti e amicizie che hai nel tuo paese di origine. E non solo, al tuo ritorno rischi di non riconoscerti più. Dopo molti anni in Svezia ho trovato che diversi italiani addiritura avevano perso parte della loro lingua italiana, mischiando l'italiano con lo svedese.
Gli italiani sono come gli svedesi, selettivi nell'aprire le porte agli stranieri. Come svedese sono stato bene accettato dagli italiani sebbene con una certa diffidenza mentre ho visto che stranieri dal Marocco, dalla Cina e da altri paesi culturalmente distanti, soprattutto del terzo mondo rimangono esclusi. In Svezia si è piè ristretti a mio avviso dando il benvenuto più che altro a cittadini scandinavi, tedeschi, inglesi e americani. Questa è ovviamente una mia personale impressione e posso certamente sbagliarmi.
Per gli italiani, avere una rete di conoscenze ha più valore credo che per gli svedesi. Che poi gli svedesi difficilmente aprono le loro porte al mondo latino, penso che dipende in parte da una identità svedese molto vaga e da una certa immaturità a livello sociale. Un tipico svedese come detto nel commento del mio precedente post, ama le polpette, la purea di patate e il cafè americano diluito con tanto latte e si sbronza venerdì sera. Ma molti svedesi sono in cerca di un'altra cultura. Negli anni sessanta si mangiava spesso alla francese ma oggi è la cucina italiana che domina in molte case. Mentre la cucina tipicamente svedese si mangia sopratutto in occasioni particolari come a Natale, Pasqua, Midsommar (festa di solstizio estivo) e a cene del premio Nobel. Guarda caso, i giovani svedesi hanno come piatto favorito la pizza e gli spaghetti con ragu.
Questo è solo un esempio di un'identità svedese insicura che forse può contribuire all'atteggiamente discriminatorio svedese. Gli svedesi non hanno mai avuto la cultura italiana di incontrarsi in piazza e nei bar. Trenta anni fa a Göteborg era tutto chiuso dopo le sei di sera. Oggi abbiamo una vita mondana e notturna pure qui ma senza una lattina di birra in mano, uno svedese non esce. La lattina di birra è il biberon dello svedese socialmente immaturo. Per finire, penso che fate bene a delimitare qualsiasi esperienza estera per non perdere le proprie radici nella terra madre. Benché l'Italia non sia una madre santa, è pur sempre una madre.
puntino scrive:
Inserito il 7 Febbraio 2008 alle 4:29 pmQuesta società svedese socialmente “immatura” come dici tu, mi fa paura, forse la mia italianetà e peggio ancora il fatto di essere napoletano mi spingono a conoscere nuove persone a condividere idee, pensieri e altro.
Ci sono tratti della società svedese che sto scoprendo lentamente e mi fanno riflettere…una domanda che mi pongo e se gli svedesi sono così chiusi, non facile alla chiacchiera come fanno a scambiarsi le proprie idee, a confrontarsi fra loro?
Sinceramente li inizio ad immaginare come persone sole, incapaci di divertirsi se non grazie a qualche aiuto dall’esterno (vedi birra)..quanto vorrei vivere in Svezia per poter toccare con le mie mani questo popolo.
Ps
ti volevo chiedere come sono i ritmi di lavoro in Svezia nel settore pubblico e privato? Se hai già tratto questo argomento in un tuo post per favore mi indichi il link.
Benchè l’Italia non sia una madre santa, é pur sempre una madre.
TopGun scrive:
Inserito il 10 Febbraio 2008 alle 10:13 pm“quanto vorrei vivere in Svezia per poter toccare con le mie mani questo popolo”
adesso uno che ti legge potrebbe pensare male LOL.
Scherzo!
bhe io credo che comunque si possa trarre delle conclusioni generali su ogni popolo.
però diciamoci la verità , tu sei il Napoletano da stereotipo?
come magari non lo sei tu, così ci sono Svedesi non inquadrati nello stereotipo.
perchè poi non ci scordiamo che noi stiamo ragionando sulla carta, ma poi ogni persona nella realtà è un universo a se.
la stessa persona un giorno può agire e “sentire” in modo diverso e in un altro momento della sua vita invece può sembrare una persona totalmente diversa.
Lo scopriremo solo “on the road”
admin (subscriber) says:
Inserito il 11 Febbraio 2008 alle 12:56 amCiao Puntino
I ritmi di lavoro nel settore pubblico e privato sono penso come nel settore privato, molto elevati. Almeno nella scuola abbiamo molto da fare e un lavoro molto stressante.
Come insegnante abbiamo stipendi individuali che dipendono da quel che fai, se partecipi in gruppi di lavoro, di progettazione, se contribuisci allo sviluppo o se fai solo il semplice lavoro di insegnamento. Questi stipendi certamente contribuiscono a una certa disciplina di lavoro.
Oltre a questo, nessuno é sicuro sul proprio lavoro se non ci hai lavorato da almeno 20 anni e fai un ottimo lavoro. Ti possono sempre spostare a un’altra scuola o dipartimento con un lavoro simile ma non a tuo piacere.
Non abbiamo le risorse economiche e tecniche del settore privato. Per dare un esempio, un computer portatile e telefonino personale non me lo danno anche se ne ho bisogno. Per cui mi sono comprato un portatile e cellulare che uso nel mio lavoro. Ho ritenuto che sta spesa mi faceva risparmiare molto tempo e lavoro. Ma io sono l’unico “pazzo” a scuola che si é comprato un portatile per il lavoro.
puntino scrive:
Inserito il 11 Febbraio 2008 alle 2:39 pmGrazie Stellan,
cmq la tua è una bella pazzia
TopGun scrive:
Inserito il 11 Febbraio 2008 alle 10:42 pmDomenico è Ingengere TLC se gli nomini cellulare e portatile per forza è daccordo con te
ma la dotazione pc della tua scuola com’è?
i ragazzi hanno a disposizione i computer?
admin (subscriber) says:
Inserito il 12 Febbraio 2008 alle 12:46 amAbbiamo un quarantina di computer in due laboratori da condividere fra 300 ragazzi. E un computer ogni 5 insegnanti.
http://www.lovgardesskolan.se
TopGun scrive:
Inserito il 12 Febbraio 2008 alle 8:55 amBhe comunque non state messi male dai
ma poi il portatile è un investimento anche per te non solo per il lavoro.
Spero sia un HP
puntino scrive:
Inserito il 12 Febbraio 2008 alle 11:01 amStellan, per curiositÃ
poichè non tuttel le classi usufruiscono insieme di tutti i PCs (almeno di eventi straordinari) puoi dirmi in un normale turno di laboratorio la media dei ragazzi per PC, quanto tempo dura la lezione in laboratorio e quanti insegnanti sono coinvolti.
Ciao e grazie
TopGun scrive:
Inserito il 12 Febbraio 2008 alle 5:19 pmPuntì ma che è un problema?? LOL
admin (subscriber) says:
Inserito il 12 Febbraio 2008 alle 5:37 pmTi posso dire che i due laboratori sono occupati con una media di circa 70% della giornata scolastica da insegnanti prevalentemente di svedese, scienze sociali e naturali, di lingue (tedesco e francese), di matematica e musica. Purtroppo non posso dare informazioni più detagliate.